L'antico palazzo gentilizio, già possesso dei Magini, tradizionalmente detto il "casone degli Alberti", dal 1870 è sede della Cassa di Risparmi e Depositi di Prato (l'attuale Cariprato) che, fondata nel 1830, aveva dapprima operato in una stanza a pianterreno del Municipio. Palazzo degli Alberti, facciata tardo-quattrocentesca
Le origini del Palazzo risalgono al XIII secolo, come mostrano le tracce degli ampi loggiati tamponati e i resti delle aperture in alberese, riportati in luce alcuni decenni or sono sulla facciata. Nell'attuale configurazione, il Palazzo conserva - nel portale e nelle finestre centinati a bugnato, nelle cornici marcapiano decorate a dentelli e in alcuni ambienti interni - la fisionomia tardo-quattrocentesca della ristrutturazione probabilmente promossa dai Bardi di Vernio, il cui stemma di foggia cinquecentesca campeggia sulla cantonata tra la piazzetta antistante l'edificio e la via dell'Altopascio.
Per reperire nuovi spazi, l'edificio - sottoposto a un radicale restauro già tra il 1870 e il 1872 - fu ampliato lungo la via dell'Altopascio e in direzione di via Banchelli, aggregando altre strutture.
Oggetto di reiterati interventi di ammodernamento e modifica nel corso dei decenni successivi (e infine negli anni Settanta e Ottanta del Novecento), il Palazzo degli Alberti ha finito con l'identificare la Cariprato stessa, di cui costituisce dimora da oltre un secolo.
La distribuzione degli ambienti, definita con l'impegnativa operazione di restyling intrapresa tra il 2001 e il 2004, si è proposta di conciliare il complesso storico del Palazzo della Banca con le sue attuali esigenze operative.
Palazzo degli Alberti, ingresso alla GalleriaAll'ala che accoglie la Presidenza, la Direzione Generale e la Galleria d'arte si accede attraverso un ambiente che conserva tracce dell'antica struttura del Palazzo.
Sulle pareti dell'austero locale è esposta una serie di nove disegni (Inv. Nn. 31-40) di Giuseppe Catani (Prato 1866-Firenze 1945), allievo del noto pittore pratese Alessandro Franchi. Le tavole - eseguite ad acquerello, tempera, penna e matita - furono realizzate in vista di un restauro - o piuttosto di un "assoluto ripristino" - delle scene affrescate all'inizio del Quattrocento sulla facciata di Palazzo Datini, che sorge in prossimità di quello degli Alberti. L'intervento, previsto per celebrare il quinto centenario della morte del mercante Francesco di Marco (1335-1410), suo celebre signore, non fu realizzato e, per evitare che il progetto del Catani - dotato di un proprio valore estetico, oltre che di ricostruzione storica - andasse venduto all'estero, la Cassa lo acquistò nel 1938.
A partire dal 1930, la Banca, confortata dal costante incremento dell'attività, iniziò ad arricchire gli arredi della propria sede, divenuta nel tempo il punto di riferimento della sua rete di filiali. Con i primi acquisti nel campo dell'arte, compiuti riservando un particolare riguardo alla cultura e alla tradizione locale, furono gettate le fondamenta della collezione.